Presentazione della esposizione tenutasi alla
Galleria il Segno di Roma
Il punto di contatto tra l’uomo eretto
e l’universo
è verso l’alto, un tabernacolo
che il volume dei suoi sogni
scava nella volta celeste
Verso il basso
nei paesi cosiddetti civilizzati
è una doppia protesi sintetica
presa a vegetali o animali
spesso identificata
da un numero d’ordine
Il punto in contatto
tra l’artista ispirato
e tele, marmo, vulcani
è verso il retro,
una miriade di pseudopodi
letture e ricordi museali
che formano una conchiglia
si presume gigantesca
che l’artista trascina
legato a eterno bisso
con fatica
simulando fatica
Verso il davanti, sovente
il punto di contatto
è una protesi puntuta
soffice e dirompente
(presa anch’essa
a minerali o animali)
da cui l’artista distilla
il contenuto della conchiglia
Queste instancabili protesi
che in continuazione si riempiono
di acque, polveri e colori
terrain vague e papaveri
merda d’inceneritori
e terra di Provenza
sangue e tappeti trionfali
queste sono amiche dell’artista
per tutta la vita
anche quando alla fine riposano
rotte, usate, stanche
sul pavimento, sul tavolo
E quando nel piacevole finale
all’artista morto mettono
scarpe nuove lucide
talvolta non sue
e con cura riordinano
il grande atelier la piccola stanza
lucidata la conchiglia
venduto il tabernacolo
compiuto il droit daubaine
numerati gli amori, l’orecchio, il marmo
l’artista torna di notte
a riprendersi scarpe e pennelli
per la forma di eternità
in cui crede
Stefano Benni · Maggio 1994
