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Raffaella Picello · Ipermercati dell’arte

martedì, luglio 26th, 2011

IPERMERCATI DELL’ARTE

Siena
Palazzo delle Papesse
Santa Maria della Scala
Magazzini del Sale
Palazzo Pubblico
Palazzo  Squarcialupi

A cura di
Omar Calabrese

Testi di

Achille Bonito Oliva · François Burckhardt
Laurent Busine · Max Hollein


9 ottobre 2004 · 9 gennaio 2005

IPERMERCATI DELL'ARTE

Catalogo della mostra

La mostra Ipermercati dell’arte. Il consumo contestato, curata da Omar Calabrese, in collaborazione con Palazzo delle Papesse, ripercorre quella che, fin dai tempi delle prime avanguardie storiche, è stata una delle tendenze fondamentali dell’arte contemporanea: tenere in conto la nascente – e sempre più aggressiva – cultura di massa, e soprattutto i suoi elementi più caratteristici, gli oggetti di consumo. Il progetto espositivo segue in dettaglio tre fondamentali maniere di rappresentare/presentare gli oggetti di consumo nelle opere d’arte: il puro "ritratto" delle merci, come è avvenuto nella pop art, nell’iperrealismo, e in molti casi anche isolati di artisti figurativi (sezione Il consumo rappresentato della mostra); l’ironia sulla merce: trasformazione delle dimensioni, dei colori, delle forme, in modo da ricreare, sulla base del già visto e conosciuto, nuovi oggetti estetici (sezione Il consumo ironizzato); la contestazione della merce: artisti che, attraverso i loro mezzi espressivi, criticano e mettono in discussione il modello fondamentale della civiltà industriale e dei consumi di massa (sezione Il consumo contestato, ospitata dal Palazzo delle Papesse). Ipermercati dell’arte, ospitata al primo piano del Palazzo, si concentrerà soprattutto sulla ricerca degli ultimi quarant’anni, attraverso circa 150 opere di altrettanti artisti distribuite nelle tre sedi sedi espositive: Palazzo Pubblico (Il consumo rappresentato), Santa Maria della Scala (Il consumo ironizzato) e Palazzo delle Papesse (Il consumo contestato), ove saranno esposte opere di: Jan Albers, Anette Baldauf & Katharina Weingartner, Vittorio Brocadello, George Brecht, Jiri Cernicky, collectif_fact, Minerva Cuevas, Kristof Kintera, Lucia Koch, Piero Manzoni, Zwelethu Mthethwa, Olaf Nicolai, Erwin Olaf, Guillaume Paris, Gabriele Picco, Alejandra Quintanilla, Dieter Roth, Eliezer Sonnenschein, Graziano Spinosi, Dan Steinhilber, Jeanne Susplugas, Denis Santachiara, Ricky Swallow, vedovamazzei, Andy Warhol, Rhonda Weppler, Erik Wesselo, 0100101110101101.org, Italo Zuffi. Affianca il curatore un comitato scientifico formato da Achille Bonito Oliva, François Burckhardt, Laurent Busine, Max Hollein. Il catalogo sarà edito da Silvana Editoriale. Il manifesto della mostra è di Oliviero Toscani. Qui di seguito alcuni degli artisti le cui opere saranno ospitate nelle altre sedi : Santa Maria della Scala. Il consumo ironizzato: Antonio De Pascale, Alain Arias Misson, Mirella Bentivoglio, Gianni Castagnoli, Guglielmo Achille Cavellini, Philip Corner, Nina Childress, Michele Cossyro, Vittorio Doralice, Jan Fabre, Gianni Fanello, Claudio Francia, Michel François, Dario Ghibaudo, Lucy Jochamowitz, Raymond Hains, Claudio Maccari, Antonio Marchetti, Antoni Miralda, Aldo Mondino, Marco Papa, Silvio Pasotti, Javier Perez, Fabrizio Plessi, Gianni Ruffi, Maurizio Savini, Luigi Serafini, Daniel Spoerri, Karel Trinkewitz, Wolf Vostell. Palazzo Pubblico. Il consumo rappresentato: Arman, Enrico Baj, Bertozzi & Casoni, Joseph Beuys, George Brecht, Umberto Buscioni, Ceroli, Cèsar, Tony Cragg, Allan Kaprow, Jiri Kolar, Barbara Kruger, Mauro Luccarini, Giacomo Manzù, Antoni Miralda, Adamo Modesto, Aldo Mondino, Giovanni Mundula, Mimmo Paladino, Mimmo Rotella, Luciano Ori, Graziano Spinosi, Adriano Tetti, Ben Vautier, Andy Warhol, Franz West.

Raffaella Picello


Non solo pubblicità: consigli per acquisti da fare ad arte

giovedì, luglio 21st, 2011

Oggetti di uso quotidiano trasformati in opere.
Con titoli nati da giochi di parole su spot e marche.
A Siena va in mostra il nostro immaginario collettivo.
Provocazioni? No, capolavori molto quotati.

Consigli per gli acquisti fuori dagli schemi. Pompelmi che non si mangiano né si spremono, fatti come sono da pompe+elmi (titolo che è un gioco di parole colorato di giallo); Candyde, una "y" al posto della "j" usata da Voltaire per un assemblaggio di lavatrici Candy, chewing-gum profumato di fragola che non si mastica ma finisce come tessera di mosaico a formare facce e personaggi; Arbre Magique, l’abete profumante, che non si può più appendere allo specchietto dell’auto, perché è tornato a fare il suo mestiere, nella foresta. Sono solo alcuni degli esempi più divertenti e provocatori delle opere d’arte (quotazioni di mercato da un minimo di 1500 euro a una media di 5000 e anche di più) esposte a Siena per Ipermercati dell’arte, il consumo rappresentato, contestato a cura di Omar Calabrese (da domani al 9 gennaio, con la collaborazione di Achille Bonito Oliva, François Burckhardt, Laurent Busine, Max Hollein. Catalogo Silvana Editoriale).

Se siete tra quelli che passano il sabato e la domenica concentrati nella spesa intelligente, tra i banconi dei supermercati, leggendo prezzi e date di scadenza, prendetevi una vacanza, fate una sosta. Dirigetevi verso Siena e riflettete con ironia sul legame quasi filiale che si avvince alla pubblicità. Siamo cresciuti a pane e spot, comunichiamo con tempi delle interruzioni pubblicitarie, beviamo e ci viene il sospetto che potremmo saltare leggeri come piume; prepariamo uno spaghetto e ci chiediamo se siamo a casa nostra o in Giappone, non ci facciamo un Crodino da anni ma ogni tanto ci sembra di aver visto un gorilla entrare al bar. Fossimo artisti, avessimo una creatività da sfogare saremmo anche noi tra i nomi di spicco dell’antologica senese: quarant’anni di giochi artistici ispirati dai prodotti che consumiamo. «Ho pensato a questa mostra per due anni e mezzo», racconta Omar Calabrese, «A dicembre lo schema era pronto: riunire insieme creazioni e installazioni delle migliori firme, italiane e straniere, che negli ultimi quarant’anni hanno rielaborato gli oggetti di consumo di massa. Lo scopo? far riflettere, ma in allegria. La pubblicità anestetizza, addormenta, placa. Noi, con l’aiuto dell’arte, vorremmo fare aprire gli occhi a chi li tiene volutamente chiusi. Partiamo da una frase di Friedrich Nietzsche: "Qui vedrete cose banali che vi parlano di cose inaudite", proseguiamo con un’altra di Salvador Dalí: «In questo mondo anche la merda può passare purché sia carina", tenute insieme dal "compro dunque sono", dell’artista americana Barbara Kruger ["I shop, therefore I am"]».
Distribuite tra Palazzo Pubblico, Palazzo delle Papesse, Santa Maria della Scala le 150 opere vanno viste a distanza ravvicinata. «È importante leggere il titolo di ogni opera, perché gli artisti giocano con le parole come farebbe Umberto Eco. Sono un po’ artigiani e un po’semiologi» Oltre ai Pompelmi di Vittorio Brocadello, al Candyde di Silvio Pasotti, anche il Margigiano reggiano di Claudio Maccari, una forma di parmigiano realizzata a mano in marmo, la Poesia Maccheronica di Claudio Francia che su maccheroni fissati su tela scrive versi in libertà. Egli di Adriano Tetti con caratteri di Esso, la benzina Exxson, tradotta per assonanza senza che mai nessuno, dopo oltre mezzo secolo, abbia mai pensato che stava facendo il pieno con Egli.
E ancora Giovanni Albanese, che crea tubetti di melanina e anti-melanina per diventare bianchi (Michael Jackson) o neri (Nino Ferrer, Vorrei la pelle nera). Gente che lavora con materiali insoliti in officine gigantesce, piene di macchinari per tagliare il ferro, lavorare la plastica, piegare il neon: gente che sperimenta solo dopo aver disegnato su carta il modello da realizzare. Molti lavorano come pubblicitari, alcuni come designer, vivono di contratti con le industrie, con le società di pubblicità che studiano slogan per il cliente di cui conoscono lo stile di vita e le possibilità economiche. Ogni tanto però tutti loro mettono la testa fuori dal circuito, respirano un po’ di ironia, si interrogano: «Viviamo per comprare o compriamo per vivere?». Una generazione di artisti buonisti che non rompono le fila, non tirano uova marce e pomodori al padrone, ma si fanno una risata liberatoria e cercano di far sorridere anche noi, in un tranquillo weekend sottratto all’economia domestica. «Ho un solo rimpianto: l’assenza di Kounellis, impiegato nella grande mostra di Atene», confessa Calabrese, altrimenti non manca nessuno: Claes Oldenburg, Andy Warhol, Paul Davis, Mimmo Rotella, Giacomo Manzù, Arman, César, Nam June Paik, Mimmo Paladino, Piero Manzoni, Vettor Pisani, Christo, Tony Cragg, Fabrizio Plesi, Daniel Spoerri, Wolf Vostell, George Brecht, Aldo Mondino, Ben Vautier e moltissimi altri. Più i pezzi realizzati per l’esposizione, (Antonio Miralda, Vedovamazzei, Michel François, Braco Dimitrijević, Minerva Cuevas, Fabrizio Plessi).

Rossella Sleiter ·  L’Espresso · 2004


Il consumo dell’arte

domenica, luglio 10th, 2011

Dalla Pop Art ai giorni nostri: quarant’anni di
"oggetti" artistici presi in prestito dai supermercati.

Una grande mostra a Siena, dove i protagonisti sono abiti, lampadine, bottiglie e merci varie…

A volte i sogni si realizzano, basta una sigaretta fumata al momento giusto e una scatola di fiammiferi. Non una qualunque certo, ma una scatola che riproduca sulla confezione una poesia, e allora, si, è un concerto di emozioni: il cerino si infiamma, le labbra filtrano una boccata di fumo e gli occhi si immergono nella bellezza incendiaria dei versi. Illuminazione totale, rinascita. E si capisce anche che un sogno così possa averlo fatto un uomo straordinario come Majakovskij, in un’epoca straordinaria, l’inizio del Novecento, in cui gli artisti e gli oggetti di consumo si guardavano ancora con reciproca curiosità, sfidandosi alla pari, nel desiderio comune, di rivoluzionare il mondo. Era infatti l’artista a reinventare l’oggetto e a nobilitarlo: un orinatoio trasformato in fontana, una ruota di bicicletta che gira a vuoto e un vetro in frantumi che assorbe la polvere e racconta, come suggerisce Marcel Duchamp, di astronavi e deserti fantastici. Ma appunto, il vetro è già in frantumi. Basta poco e l’incanto si rompe, squilibrio di forze e il gioco cambia. E si fa duro, molto duro, come racconta la splendida mostra «Ipermercati dell’arte», aperta fino al 9 gennaio a Siena e curato da Omar Calabrese, in collaborazione con Achille Bonito Oliva, quindi François Burckhardt, già direttore del Centre Pompidou di Parigi, Laurent Busine, alla guida del Muso del Grand Hornu, e Max Hollein, responsabile del Museo Shaarja di Francoforte.

Non solo Andy Warhol. Di pari prestigio le opere esposte, 150 firmate da nomi noti e giovani talenti, da Andy Warhol a Joseph Beuys, da Piero Manzoni a Mimmo Rotella, quindi Christo, César, Jiri Kolar, Nam June Paik, Aldo Mondino, Barbara Kruger, Maddalena Ambrosio e a sorpresa anche Oliviero Toscani. Ma soprattutto prestigiose e illuminanti sono le sedi della mostra, ben tre. Un numero non a caso, segno minimo della stabilità per sopportare il peso degli ultimi quarant’anni di produzione artistica internazionale, e dicendo «produzione» siamo già vittime del sistema e del suo linguaggio da industria pesante. Ma ad aiutarci a rientrare in noi e a capire il senso storico di ciò che abbiamo davanti agli occhi interviene la bellezza antica e saggia dei centri espositivi: i Magazzini del Sale, il Palazzo delle Papesse, e il complesso di Santa Maria della Scala, appena restaurato, meta che di per sé vale un viaggio a Siena. Il perché di questo triumvirato espositivo è presto detto. Ogni sede infatti rappresenta un modo diverso di confrontarsi con il linguaggio e gli oggetti della cultura di massa: dialogo, ironia, contestazione.

Laura Leonelli · Grazia eventi · 2004