Successo per la mostra allestita alla Loggia dei Balestrieri
L’artista usa il dubbio come metodo di indagine e di ricerca
Presto la partecipazione alla Biennale d’arte Aldo Roncaglia
Ultimi giorni a San Marino, presso le Logge dei Balestrieri, della personale di Graziano Spinosi. La mostra, che ha registrato la presenza di numerosi visitatori, ha anche suscitato l’interesse della critica e degli addetti ai lavori. Da qui l’invito all’artista di Santarcangelo a partecipare alla Biennale d’arte Aldo Roncaglia (insieme, tra gli altri, a Luciano Minguzzi, Ivan Thiemer, Simon Benetton, Graziano Pompili) in programma ad ottobre alla Rocca Estense di San Felice sul Panaro, e l’invito ad essere presente con una personale alla prossima Arte Fiera di Bologna. Il tondino di ferro e l’intonaco sono i materiali che Spinosi utilizza per le proprie opere, bidimensionali o tridimensionali, opere a parete o sculture anche di dimensioni sorprendenti. Le prime, quelle che vanno a costituire la serie Wire, hanno una marcata prevalenza grafica e paiono partiture musicali. Le seconde, ovvero le opere che compongono la serie dei Nidi, invadono lo spazio ridefinendo le relazioni ambientali con sculture che paiono ventri pulsanti. Spinosi, con questa mostra sammarinese, conferma di avere elaborato un personale linguaggio espressivo che alla poetica "fredda" dell’oggetto minimalista preferisce la suggestione "calda" di un riferimento mimetico dal doppio senso iconografico. Da un lato vi è infatti un’accurata preoccupazione formale, la fattura impersonale, l’autonomia dell’oggetto in sé compiuto, la trattazione di aspetti intimamente plastici; dall’altro lato vi è invece l’indagine dei motivi, dell’equivocità come principio operativo, del dubbio come metodo di indagine e di ricerca. Così che, diversamente da tanti "nuovi" scultori che esaltano la flagranza oggettiva dell’entità primaria della materia metallica, in Spinosi si delinea come sfida a neutralizzare, con la perizia degli antichi maestri fabbri e alchimisti, quelle proprietà di renitenza, inerzia, gravità che la materia ferrigna ostenta, opponendosi alla elementarità e leggerezza del gesto umano. In ciò, la sua volontà di concretezza ha l’umiltà di tutta la grande arte, segretamente ambiziosa, ma serenamente sottomessa all’impegno quotidiano, pur di giungere al risultato dell’opera.
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Il Corriere di Romagna · 27 giugno 2002
