Posts Tagged ‘galleria il segno’

Scarpe d’autore, per ribadire significati e ruoli

giovedì, agosto 4th, 2011


Segno erotico, oggetto di culto, simbolo di riconoscimento, pezzi d’arte e miti d’altri tempi, Stars’ Shoes in mostra.

Da feticcio a oggetto di culto. La scarpa come patrimonio dell’immaginario erotico e come simbolo di riconoscimento. Come accadde a Cenerentola, che una scarpa trasformò in principessa, e come sperimenta Theresa Russel nel film "Whore", con il suo paio di scarpe di vernice rossa. Dalla fiaba popolare, per un approccio soft del mito, mutua il nome "Scarperentola", la mostra ideata da Samuele Mazza, già a Milano e Firenze e, dal 4 giugno al 30 agosto prossimi, allo Sbaiz Studio Arte di Lignano da dove prenderà la strada di Broadway. Nell’edizione di Lignano la mostra si é arricchita di una sezione "cinema" con pezzi indossati da Liz Taylor, Ingrid Bergman e Greta Garbo. Scarpe in mostra anche a Roma dove Graziano Spinosi, artista romagnolo, ha ideato venti paia di scarpe dedicate ad altrettanti artisti famosi, Giotto, Picasso e Beuys tra gli altri, e le ha messe in mostra, fino al 10 luglio, alla galleria "Il Segno". A chi gli chiede perché crea scarpe, Spinosi risponde "perché elementi altamente erotici". Cambiano i tempi, rimane il feticcio.

From fetish to cult object the shoe is both a symbol of erotism and a symbol of recognition. As in the fairy-tale Cinderella, or Theresa Russel ‘s experients with red patent leather pumps in the movie "Whore". Playing on the name of the popular fairy-tale for a soft approach to this mythical objiect, the exhibit "Scarperentula" conceived by Samuele Mazza, after having previously been shown in Milan and Florence, is now on display at the Sbaiz Studio Arte in Lignano from June 4-August 30. For the Lignano showing, the exhibit has been expanded with a special cinema section displaying shoes worn by Liz Taylor, Ingrid Bergman and Greta Garbo. Shoes are also on display in Rome where Graziano Spinosi, from the Romagna region, has created twenty pairs of shoes dedicated to famous artists, among them Giotto, Picasso and Beuys. The exhibit, housed at the "Il Segno" gallery, will remain open until July 10.

Vogue Pelle · luglio agosto 1994


R. Gavarro · L’arte di andare a piedi nell’arte

domenica, febbraio 9th, 1997

Raffaele Gavarro
Presentazione della esposizione tenutasi alla
Galleria il Segno di Roma

maggio 1994

Catalogo della mostra

L’arte di andare a piedi nell’arte

…osservando la parata di scarpe che andava pian piano aumentando nello studio di Spinosi, ho avuto l’impressione di uno speciale attrezzarsi ad un viaggio, in cui il bagaglio erano quelle stesse scarpe di cui si poteva aver bisogno nel tragitto. Un viaggio a piedi, in cui i luoghi sono testimoniati dalla materia delle suole e delle tomaie, diversi per ogni luogo attraversato. Credo che questo sia stato un viaggio nell’amore e nel dolore. E non alludo solo a quello degli artisti a cui corrispondono le calzature. Queste sono le patocche di Spinosi. È suo l’amore e il dolore di cui parlo, come è nostro nel momento in cui guardiamo quelle scarpe, immaginando la vita che hanno virtualmente portato e percependo la morte nel loro essere sotto una specie di teca museale. La regola dell’accelerazione visiva continua e a tutti i costi si frantuma su quell’attimo di fissità spazio-temporale che permette all’occhio di comunicare con l’anima dell’uomo. L’Arte molto spesso rende possibile questo.

Raffaele Gavarro · Roma · 1994


Stefano Benni

venerdì, febbraio 7th, 1997


Presentazione della esposizione tenutasi alla
Galleria il Segno di Roma

 


Il punto di contatto tra l’uomo eretto
e l’universo
è verso l’alto, un tabernacolo
che il volume dei suoi sogni
scava nella volta celeste
Verso il basso
nei paesi cosiddetti civilizzati
è una doppia protesi sintetica
presa a vegetali o animali
spesso identificata
da un numero d’ordine
Il punto in contatto
tra l’artista ispirato
e tele, marmo, vulcani
è verso il retro,
una miriade di pseudopodi
letture e ricordi museali
che formano una conchiglia
si presume gigantesca
che l’artista trascina
legato a eterno bisso
con fatica
simulando fatica
Verso il davanti, sovente
il punto di contatto
è una protesi puntuta
soffice e dirompente
(presa anch’essa
a minerali o animali)
da cui l’artista distilla
il contenuto della conchiglia
Queste instancabili protesi
che in continuazione si riempiono
di acque, polveri e colori
terrain vague e papaveri
merda d’inceneritori
e terra di Provenza
sangue e tappeti trionfali
queste sono amiche dell’artista
per tutta la vita
anche quando alla fine riposano
rotte, usate, stanche
sul pavimento, sul tavolo
E quando nel piacevole finale
all’artista morto mettono
scarpe nuove lucide
talvolta non sue
e con cura riordinano
il grande atelier la piccola stanza
lucidata la conchiglia
venduto il tabernacolo
compiuto il droit daubaine
numerati gli amori, l’orecchio, il marmo
l’artista torna di notte
a riprendersi scarpe e pennelli
per la forma di eternità
in cui crede

Stefano Benni ·  Maggio 1994