Due mostre, a Roma e a Lignano, celebrano le calzature. D’autore.
Negli ultimi anni, le scarpe di strada ne hanno fatta davvero tanta. Alcuni modelli sono diventati degli ambiti status symbol; altri, magari con un bel buco sulla suola, sono diventati protagonisti di campagne pubblicitarie, mezzi di comunicazione a tutti gli effetti. E ricordate Nanni Moretti nel suo film "Bianca"? A un certo punto Michele (l’alter ego di Moretti) comincia a decifrare animo e comportamenti di chi gli sta intorno attraverso un’accurata indagine delle scarpe che indossa. Ma ora c’è una novità che fa fare alle scarpe l’ingresso nel salotto buono dell’arte. Si, perché chi l’ha detto che la storia dell’arte debba essere per forza un esercizio che richiede fatica, serietà e rigore filologico? Si può anche raccontarla attraverso un’iconografia delle scarpe. Scarpe, pantofole, ma anche "patocche". L’idea è venuta in mente a Graziano Spinosi, giovane artista romagnolo trapiantato a Roma, che non solo ha una passione un po’ feticista per le estremità ma anche la fissazione di immaginarsi l’artista sempre ben piantato per terra. Dunque, con un bel paio di scarpe ai piedi. Ora le sue "patocche" (così le chiama Spinosi) vanno in mostra a Roma (26 maggio-10 luglio), alla galleria Il Segno diretta da Francesca Antonini e Angelica Savinio, e commentate da un eccentrico della penna Stefano Benni. In primo piano, una ventina di paia di scarpe, tutte da Spinosi e dedicate ad altrettanti artisti celebri: da Giotto e Piero della Francesca fino a Yves Klein e Pino Pascali, passando per Beuys e Picasso. «Doppia protesi sintetica, presa a vegetali o animali, spesso identificata con un numero d’ordine…», con queste parole Benni nobilita le scarpe di Spinosi che ama lavorare con materiali poveri, come ferro, rame, carta, paglia e raffia, «per fare grazie a loro», dice l’artista, «un ritratto ai maestri che ho amato di più». Per Artemisia Gentileschi quindi, la pittrice romana del Seicento che prediligeva tonalità forti e aspre, un bel paio di sandali in filo spinato. Scarpe con carta di sacchi di farina per l’antesignano del minimalismo Pietro Manzoni. Terra e paglia per i piedi tormentati del tormentatissimo Van Gogh. Scarpe-caramelle cubiste per Picasso; calzari austeri in lamiere di ferro per il concettuale Beuys; elegante metallo sagomato in omaggio all’eleganza surreale di Savinio e due belle spugne blu per il pittore che ha inventato il "blu alla Klein".
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Adriana Polveroni · L’Espresso · 27 maggio 1994
